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L’uso della coscienza rende giusta la legge

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articolo CdT 09.02.2016

auf Deutsch

en francais

di Bruno Balestra, pubblicato sul Corriere del Ticino il 9 febbraio 2016

Per anni ho ascoltato storie vere di vittime, autori e testimoni, per capire le loro azioni e misurarle con la legge. Ogni decisione lascia nella coscienza sfumature di tristezza, compassione, impotenza e mai riesce a riflettere tutti i colori della realtà che supera bipolari fantasie in bianco e nero. Riconoscere i colori rende vive e umane le leggi che, secondo Aristotele, per esser giuste devono esser interpretate dall’uomo. Il buonsenso insegna che ogni situazione è diversa e maggiore è la flessibilità, migliori saranno le soluzioni. Lo sanno bene gli imprenditori che aborriscono paludi burocratiche irte di prescrizioni e divieti. Contro il buonsenso, e la libertà di usarlo, l’iniziativa per l’espulsione degli stranieri criminali impone senza distinzioni automatismi da allevamenti in batteria. La propaganda mostra fra pecorelle tranquille una che scalcia spaventata e  il testo spiega che vuole creare finalmente sicurezza. Con tutto quello che succede nel mondo: l’ Europa, la crisi economica, i migranti, i terroristi tutti criminali, e tutti stranieri, vien voglia di costruire una diga di cemento lungo i confini e chiuderci nella nostra libertà. Prima però via gli stranieri criminali ! Se pensate che la traduzione sia infelice, la versione tedesca Ausschaffung krimineller Ausländer scioglie i dubbi sull’obiettivo. La pecorella è insicura, gli stranieri la rendono nervosa, statistiche su crimini e detenuti confermerebbero l’equazione straniero = criminale. Chi però vuol ponderare i dati, capisce  che il numero di detenuti stranieri dipende dalla necessità di incarcerarli, anche in casi meno gravi, per evitarne la fuga in patria perché, a differenza dei cittadini elvetici, non potremmo costringerli a rientrare per il processo e l’espiazione.

La paura non aiuta perché la sicurezza è uno stato d’animo, che dà la misura dell’abilità di osservare senza pregiudizi i cambiamenti fra noi e la realtà e adeguare le nostre abitudini senza cercare capri espiatori. Il vantaggio dell’uomo sulla pecora è di avere la coscienza di sé per guardarsi dentro e riposizionarsi con flessibilità e buonsenso. Nessuno può dare quello che non ha, né creare sicurezza diffondendo le proprie paure e scalciando contro tutti, ma a fare la differenza è la coscienza: permette di osservare ascoltare l’altro e capire chi siamo noi per dar significati migliori alla nostra umanità. L’iniziativa che impedisce ai condannati stranieri di esprimersi sulle conseguenze di un espulsione vuole proibire a noi svizzeri di ascoltarli, di poter usare la coscienza e scegliere le eccezioni, p.es. nostri parenti  nati e cresciuti qui. Tutti conosciamo l’effetto che fa il disumano burocrate che rifiuta di ascoltare le nostre buone ragioni però, anche nei casi minori, noi possiamo ricorrere. Esser ascoltati è un bisogno, ma anche un diritto! Togliere la voce a un essere umano significa considerarlo inferiore e inutili le sue parole. Allo stesso tempo se ci rifiutiamo di ascoltare ci comportiamo come automi, esecutori disumani incapaci di libertà e coscienza. Non a caso il dovere di ascoltare è stato uno dei primi a limitare il potere dei sovrani e vale a maggior ragione per il “popolo sovrano” e i suoi rappresentanti. È vero chi ha commesso un reato ha sbagliato e violato la dignità della vittima, ma può una legge autorizzarci a sbagliare e negare la dignità al reo? Le esperienze del secolo scorso hanno mostrato cosa accade quando le leggi diventano protocolli metodici che prima esautorano poi annichiliscono le coscienze. È emblematico l’aforisma di Jerzy Lec “ Aveva la coscienza pulita mai usata”. La regola d’oro per allenare la coscienza è di “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” cioè riconoscere reciprocamente la dignità umana. Possiamo fare leggi  che negano i diritti umani agli altri solo se neghiamo la nostra umanità. Dopo tutte le infamie della seconda guerra  la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo ricorda questa umanità e insieme alla Dichiarazione universale delle Responsabilità dell’uomo, aiutano a capire che la giustizia non è ritorsione, ma evoluzione e non permette di abbassarci a ripetere violazioni di altre dignità. Usare la coscienza è fare i conti con abitudini, pigrizie, paure, pregiudizi, idee e coraggio per riconoscere quanto le scelte sono: nostre, autentiche e libere. La coscienza rende giusta la legge,  non può quindi esser giusta la legge che ne  vieta l’uso. Siamo fieri dei grandi principi di libertà e democrazia scolpiti nella Costituzione come punti cardinali di una bussola per orientarci quando la meteo, il terreno, valanghe e burroni rendono difficile individuare nuovi percorsi. L’iniziativa ha però smarrito la bussola e senza ideali impone di avanzare sempre dritti, senza guardare dove mettiamo i piedi né chi o cosa calpestiamo. Marciare insieme è una bella emozione rassicurante,  fa sentire forti e uniti, ma se la coscienza non è vigile può costarci la libertà. Libertà, coscienza e umanità sono inscindibili,  non per caso il nostro Paese è stato stimato per aver dato i natali alla Croce Rossa prima di esser invidiato per il suo benessere. In nome di false sicurezze, perché già oggi i criminali senza stretti legami sono espulsi, l’iniziativa chiede di cominciare ad abdicare alla libertà di coscienza a favore di automatismi incoscienti. L’essere umano non è uno spaventato pecorone omologato e sa che la vera sicurezza è il coraggio di assumere il quotidiano rischio di sbagliare per continuare a scegliere chi vogliamo essere senza liberarci della libertà. Forse l’abitudine a logiche troppo imprenditoriali ha fatto dimenticare  il pensiero di Kant quando ricordava  che” l’uomo non è un mezzo ma l’umanità è un fine”.