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Perché dico NO: esempi

L’ex Procuratore generale si pronuncia sull’iniziativa UDC

di Bruno Balestra

Tante volte sulla “scena del crimine” l’orrore, la rabbia, il disgusto aggiungevano motivazione al lavoro di indagine per identificare quel mostro disumano che aveva potuto compiere simili misfatti. Molto spesso la soddisfazione dell’arresto del colpevole era accompagnata da un misto di sorpresa, delusione e compassione: era un “povero mostro”, un uomo come noi! È facile evocare “mostri” astratti, stranieri stupratori, (come se non ce ne fossero di indigeni!) per suscitare paure e condizionare scelte. Senza entrare nel territorio della coscienza individuale e neppure in riflessioni di sociologia criminale, può essere utile fare qualche distinzione che l’iniziativa non fa.

Innanzitutto di chi parliamo? Non tutti gli stranieri sono forestieri, estranei, quei turisti del crimine che incrementano le statistiche degli stranieri detenuti, e che già oggi vengono sistematicamente espulsi. Alcuni sono migranti, richiedenti d’asilo che accogliamo per solidarietà umanitaria e che neppure l’iniziativa permette di espellere. Infatti l’art 25 della Costituzione vieta di rimandarli in Paesi dove rischierebbero la vita.

La terza categoria riguarda i tanti stranieri residenti, molti nati e cresciuti in svizzera, coniugati con svizzeri o figli di un genitore svizzero. Stiamo parlando di parenti, compagni d’infanzia, amici e colleghi di lavoro, non di estranei. Stiamo parlando di un insieme di persone assai più numeroso dei richiedenti d’asilo e dei forestieri detenuti.

Una seconda distinzione, che l’iniziativa non vuole esplicitamente fare, è considerare la gravità dei fatti e la relativa condanna. Accanto a reati particolarmente odiosi, uno stupro resta uno stupro, altri possono essere assai differenti come pericolosità. Rapinare CHF 100’000 è diverso che rubarne CHF 300, spacciare chilogrammi di stupefacenti è diverso che venderne qualche bustina per assicurarsi il proprio consumo o coltivare le piantine in terrazza.

Tre esempi per capirci.

1. Un gruppo di giovani amici dopo qualche birra di troppo spacca il vetro di un deposito e ruba alcune bottiglie di liquori pregiati. Una pena pecuniaria e una bella ramanzina. Uno di loro, nato e cresciuto qui, ha però il passaporto italiano. Per lui, a differenza degli altri compagni, questa “bravata” significa l’esilio dalla terra natia, lontano dai parenti, dalla ragazza, dagli amici, dal lavoro.

2. Samir è recidivo, è già stato condannato anni fa  per aver procurato qualche bustina di stupefacenti a degli amici, ora purtroppo è bastata un po’ di “erba” regalata a una festa per esser costretto anche lui a lasciare genitori e fratelli e cercare una nuova patria.

3. Per timore di perdere il posto di lavoro il nostro collega d’ufficio, chiamato a testimoniare in una causa civile, non ha detto tutta la verità. Aveva già preso una condanna per eccesso di velocità. Ora è costretto ad abbandonare la moglie svizzera e le due figlie e a tornare in Brasile.

È facile avere proprie ragioni e rivendicare diritti senza assumere doveri, il cittadino svizzero chiamato a votare non rischia nulla, è immune dalle dirette conseguenze di una legge che impone solo agli altri. Chi crede che la giustizia sia qualcosa che vada oltre i propri personali interessi, paure, opinioni e contempli anche l’impegno di ascoltare diritti, timori e ragioni dell’altro troverà utile la lettura della Dichiarazione Universale delle Responsabilità dell’Uomo.(http://interactioncouncil.org/sites/default/files/it_udhr.pdf)

Articolo pubblicato su GAS



BrunoBalestra